Lavoro notturno: ecco le regole da seguire nel 2020 – Trend-online.com

Il 26 novembre 2020, il nuovo rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ha chiarito come si deve svolgere il lavoro notturno in base ai CCNL dei settori produttivi, specificando le norme da rispettare da parte dei datori di lavoro e dei dipendenti.

Con il parere favorevole dell’Ufficio legislativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il 26 novembre 2020 Danilo Papa, direttore centrale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ha firmato il nuovo rapporto che definisce e conferma le regole relative alla modalità di svolgimento del lavoro notturno, riportate nei CCNL di riferimento dei vari settori economici, stabilite per legge nel Decreto n.66 del 2003.

Il lavoro notturno non segue il convenzionale periodo lavorativo di 8 ore diurne ed è solitamente caratterizzato da turni a rotazione oppure da ritmi di lavoro irregolari.

Per questo motivo, è considerato un lavoro usurante e dà diritto alla richiesta di pensionamento anticipato, dopo aver raggiunto un numero di requisiti sufficienti come specificato nella pagina apposita del sito internet dell’Inas (Istituto Nazionale Assistenza Sociale) Cisl.

Il lavoro notturno è, inoltre, distinto dal lavoro straordinario notturno svolto in sede o in smartworking anche a livello di maggiorazione retributiva, in base alla legge del 2003, riconfermata quest’anno.

Vediamo i dettagli.

Lavoro notturno 2020: come si svolge in base ai CCNL

L’ultima relazione 2020 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha ribadito quanto riportato dal Decreto Legislativo del 2003 che definisce lavoro notturno tutte quelle attività svolte per almeno sette ore consecutive:

  • dalle ore 22 alle ore 5;
  • dalle ore 23 alle ore 6;
  • dalla mezzanotte alle ore 7.

Normalmente, è specificato nei CCNL di riferimento di ogni categoria produttiva, il numero:

  • complessivo delle ore giornaliere di lavoro notturno da effettuarsi;
  • complessivo delle giornate annuali di lavoro notturno da effettuarsi.

In assenza di un CCNL specifico, il lavoro notturno deve essere svolto per almeno tre ore nell’arco di 80 giorni lavorativi annuali.

La rimodulazione oraria e retributiva è variabile in caso di lavoro notturno part-time.

Normalmente la maggiorazione è del 15% per il lavoro notturno svolto (dalle ore 22 alle ore 6) ma possono essere previste delle maggiorazioni salariali differenti, in base ai diversi CCNL.

Ad esempio, il CCNL Terziario-Commercio garantisce il 15% in più in busta paga per il lavoro notturno svolto mentre il CCNL Pulizie fino al 30% in più, in base al numero e alla frequenza di turni notturni effettuati.

Sono previste delle deroghe per alcune categorie di lavoratori come il personale dei trasporti pubblici e privati ed i dirigenti che possono scegliere in autonomia la fascia oraria in cui svolgere il loro lavoro.

Possono astenersi dai turni notturni, i lavoratori con soggetti disabili e/o figli minorenni a carico.

Lavoro notturno 2020: come richiedere il pre-pensionamento

Il lavoro notturno è riconosciuto come lavoro usurante perché sconvolge il normale ritmo del ciclo sonno/veglia del lavoratore, inducendo dei cambiamenti nella variabilità circadiana delle funzioni biologiche del corpo che, sul lungo periodo, possono provocare diversi problemi di salute.

Per questo motivo, i lavoratori notturni possono richiedere, da quest’anno fino al 31 dicembre 2026, la pensione anticipata per “lavori usuranti”, in base ai turni di lavoro svolti nel corso dell’anno. Secondo l’Inas, nello specifico, può ottenere la pensione di anzianità chi ha svolto:

  • da 64 a 71 turni notturni per anno con 63 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 99,6 per i lavoratori dipendenti;
  • da 64 a 71 turni notturni per anno con 64 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 100,6 per i lavoratori autonomi;
  • da 72 a 77 turni notturni per anno con 62 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 98,6 per i lavoratori dipendenti;
  • da 72 a 77 turni notturni per anno con 63 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 99,6 per i lavoratori autonomi.

Lavoro notturno 2020: la differenza tra lavoro e straordinario notturno

Il lavoro straordinario notturno svolto in sede o lo smartworking notturno, equivalgono a prestazioni lavorative orarie extra e non vanno confuse con il lavoro notturno vero e proprio.

Solitamente l’orario lavorativo aggiuntivo è concordato con il datore di lavoro e deve essere svolto nel limite di 48 ore di lavoro a settimana (straordinario compreso) e 250 ore complessive nel corso dell’anno. Prevede, inoltre, una maggiorazione fino al 50% sulla retribuzione contrattuale normalmente elargita.

La distribuzione oraria dello svolgimento dello smartworking può essere lasciata a discrezione del lavoratore ma deve sempre essere concordata con il datore di lavoro, nel rispetto delle misure previste del DDL smart-working (la cui prima bozza risale a maggio 2020) a tutela del corretto svolgimento del lavoro agile.

Nello specifico, lo smartworking può essere svolto di notte ma il datore di lavoro deve stabilire:

  • delle fasce orarie di reperibilità concordate con il lavoratore, al di fuori delle quali non può essere chiamato;
  • un arco temporale non superiore alle 13 ore giornaliere di lavoro agile;
  • un periodo di riposo minimo di 11 ore dopo ogni giornata lavorativa e di 48 ore dopo 5 giorni di lavoro consecutivo.

(Veronica Rossetti)