Il docente di tecnologia: “La didattica al pc non finirà in soffitta, noi impareremo a utilizzarla al meglio” – Il Secolo XIX

Genova. L’ultima sua creazione, è “Il Galateo della Dad e della Ddi”. Ovvero: come comportarsi al meglio in modalità didattica a distanza (Dad) e didattica digitale integrata (Ddi). «C’è chi nel settore si sta improvvisando adesso. Io, con tutto quanto è nuove tecnologie e didattica lavoro da tredici anni».

Andrea Cartotto, 35 anni, nato a Sanremo, è docente di tecnologia, formatore e responsabile dell’Istituto Franchi, ente accreditato che ha fra i suoi asset proprio i nuovi mezzi e strumenti per la didattica.


È, soprattutto, «Mister Internet», mascotte inventata assieme al grafico e illustratore Fabrizio Lorenzelli per arrivare, più facilmente, a bambini e ragazzi nelle sue lezioni in tutta Italia (prima, in presenza. Ora, fra canale YouTube e social vari, in un vero e proprio progetto nazionale di educazione civica).

Il vaso di pandora

La Dad, una rivoluzione piombata all’improvviso sulla scuola italiana. «In questi mesi ho aiutato centinaia di docenti a “mettere ordine”– spiega Cartotto- la pandemia ha scoperchiato bruscamente un vaso di Pandora sulla mancanza di cultura digitale nelle scuole e nelle famiglie. Non è giusto dare una visione totalmente negativa della didattica a distanza: abbiamo avuto un’emergenza, siamo riusciti ad andare avanti nel rapporto con i ragazzi grazie alla scuola non in presenza. Già questo è un elemento non da poco. E sbaglia chi pensa che, finita l’emergenza, la Dad andrà in soffitta. È una risorsa importantissima, se utilizzata al meglio: pensiamo agli studenti ospedalizzati o, banalmente, a tutte le allerte meteo. I ragazzi potranno fare scuola, comunque».

Una cultura digitale che molti hanno dovuto costruire da zero o quasi. Sia nelle famiglie. Sia fra gli insegnanti.

«Potrei citare tanti esempi, ne scelgo uno. L’altro giorno uno studente ha detto, durante la lezione: “Prof ora mi stacco un attimo, mia mamma mi ha chiesto aiuto per sistemare la spesa” – racconta Cartotto – Cosa significa? Che la madre, ancora dopo così tanti mesi, non ha compreso che la Dad è scuola».

Un altro segnale di qualcosa che non va? «Lasciare che il proprio figlio segua gli insegnanti, sostenga interrogazioni, faccia verifiche non davanti allo schermo di un computer ma con uno smartphone è un altro aspetto che non è tollerabile e che racconta il gap ancora da colmare. Un giornalista scriverebbe mai un pezzo sul telefono? Forse una volta, in emergenza. Nella quotidianità mai. Come possono i ragazzi fare tutto con uno smartphone? Le scuole hanno dato pc in comodato d’uso, le soluzioni per le famiglie ci sono: perché non sfruttarle?».

Degli insegnanti Cartotto loda la capacità che molti hanno avuto di mettersi in pari, in più velocemente possibile, con le competenze digitali che non possedevano (o che avevano parzialmente).

«Resta uno zoccolo minimo che parte da presupposti sbagliati, che vorrebbe sbrigarsela con un po’ di materiale mandato via WhatsApp. La didattica digitale, se sfruttata al meglio, con lezioni coinvolgenti, è una grande risorsa non sostitutiva ma aggiuntiva».

Certo, serve partire da una base comune per tutti. E abbattere il divario digitale di reti, connessioni, cultura.

«La Dad è un mezzo. Sta a noi usarlo come una risorsa. Non va demonizzata, né va pensata come sostitutiva all’insegnamento in presenza». Il galateo vale per gli studenti ma anche per chi è in smartworking. Qualche spunto? Guai a presentarsi in pigiama (o, comunque, non in ordine). E al bando chi ancora tiene il microfono aperto, anche quando non sta parlando.