Cantine Planeta, “Nuovi progetti per guardare al futuro” – Quotidiano di Sicilia

In piena pandemia, l’azienda registra un calo vendite del solo 20%. Alessio Planeta: “Abbiamo ridotto i costi e spinto sull’e-commerce. Ora nuovi progetti per guardare al futuro con ottimismo”

Gli “effetti collaterali” della pandemia hanno colpito duramente la maggior parte delle imprese. Ce ne sono alcune, però, che si sono mostrate più abili di altre ad attutire il colpo, come la famosa cantina siciliana Planeta. Abbiamo allora intervistato il suo presidente, Alessio Planeta, per capire quali azioni aziendali siano state messe in atto per resistere davanti al “grande imprevisto”.

Qual è il bilancio di quest’annata vitivinicola sia dal punto di vista della produzione sia dal punto di vista commerciale? La vostra azienda come ha cercato di superare questo periodo segnato dal Covid?

cantine planeta
Alessio Planeta

“Chiaramente nessuno di noi poteva ipotizzare uno scenario del genere. L’agricoltore è abbastanza abituato a fatti molto inaspettati e anche sconvolgenti, perché la natura è sempre in agguato. Però una roba del genere non era mai successa. Quindi le aziende, tra cui anche noi, sono state prese di sorpresa. A gennaio e febbraio siamo andati alle prime fiere quando già la Cina era in lockdown, ma nessuno di noi ha pensato a qualcosa di simile a quello che si è poi verificato. Quello che abbiamo pensato di fare quando è scoppiata la pandemia è stato mettere i motori al minimo. C’era poco da fare sul fronte dei rincari, bisognava lavorare sul fronte dei costi. È chiaro che c’è stato un crollo verticale delle vendite, soprattutto da metà marzo a metà giugno, e per difenderci abbiamo cercato di tenere unita l’azienda attraverso i nuovi strumenti di comunicazione. Quindi tutti in smartworking e collegati con strumenti moderni come Zoom. Fortissima è stata la presenza sui social per i nostri clienti con varie attività. All’estero abbiamo cercato di seguire l’onda del Covid. Mentre si chiudeva l’occidente si apriva l’Oriente e quindi abbiamo cercato di seguire quest’ondata. Dopo di che, a luglio, agosto e settembre è andata molto bene e quindi credo che si potrà chiudere l’anno con un calo delle vendite del 20%. Non è una tragedia: non è bello, ma non è neanche una botta troppo grande. Ripeto, si è lavorato molto sui costi perché non viaggiando, non andando alle fiere, non spendendo soldi in marketing, sono calati molto i costi. Ovviamente poi se i ristoranti sono chiusi hai poco da studiare, non puoi vendergli il vino. Abbiamo anche spinto sull’e-commerce che è decollato, però è impensabile che il nostro mondo possa fare a meno del consumo fuori casa. È troppo importante uscire con gli amici e bere insieme un bicchiere di vino o andare al ristorante. Insomma, con l’e-commerce si è trasformato il modo in cui la gente fa shopping, ma il consumo fuori casa non c’era più nel periodo del lockdown, quindi c’è stato un calo dei consumi che non è stato drammatico ma c’è stato. Parlando della vendemmia 2020 è stata una vendemmia dalla qualità straordinaria, con quantità in leggero calo. È il tipo di vendemmia che ci voleva in un’annata del genere, avremo un po’ meno vino da vendere ma molto buono e quindi va bene così”.

La vostra azienda punterà sull’e-commerce anche in un futuro momento di tranquillità?

“No, direttamente no, perché non mi sembra una strategia a lungo termine. Noi crediamo che l’e-commerce vada fatto dagli specialisti e le aziende non devono competere con i loro stessi clienti. Questa è la paura di fare l’e-commerce direttamente. Ma è il mio punto di vista e rispetto chi fa diversamente”.

Il mercato in cui c’è stato il calo più pesante qual è stato, quello estero o quello nazionale?

“Più o meno sono in linea, con differenze grandi tra i diversi Paesi. L’America ha preso una grande sberla, l’Inghilterra idem, la Germania no. L’Asia ha perso tanto all’inizio ma adesso si sta riprendendo. C’è chiaramente una contrazione su certi settori e su certe aree ma io credo che pian pianino si tornerà a una sorta di normalità, che non sarà secondo me velocissima – avverrà nella seconda metà dell’anno prossimo -, ma va bene così. È vero che è stata una situazione molto grave, però devo dire che la Cassa integrazione e alcune agevolazioni dall’altro lato hanno reso meno drammatico il tutto”.

A proposito di Cassa integrazione, di quali aiuti istituzionali avete usufruito? Vi sono bastati o avevate bisogno di più?

“Non penso che ci sia un’impresa che non avrebbe voluto di più. Noi abbiamo utilizzato un po’ di Cassa integrazione per l’area del turismo, perché ovviamente siamo stati chiusi, però da quando abbiamo riaperto siamo andati benissimo. La parte agricola non si è fermata e non ha fatto Cassa integrazione. Agli uffici marketing abbiamo applicato una cassa integrazione parziale, al 50%, in modo tale da lavorare meno ma tenere acceso il contatto con i dipendenti. Quindi ne abbiamo usufruito in una maniera non eccessiva, anche perché la natura del nostro lavoro non ce lo consentiva. Dopo di che non c’è stata grandissima roba di cui usufruire, a parte gli spostamenti dei pagamenti, che però non sono dei veri e propri aiuti ma sono più dei pannicelli caldi. Non sono uno di quelli che dicono che l’Italia si è comportata male, perché in fondo siamo stati abbastanza bravi. Però è chiaro che adesso bisognerà capire l’impatto nel medio termine del Covid, che non sarà piccolo. L’importante è non fermare gli investimenti e la progettualità perché se si fermano queste cose l’economia non ripartirà. Questa è la nostra intenzione. Continuiamo a piantare vigneti e a lavorare a nuovi progetti. Bisogna tenere duro, essere prudenti e tenere i nervi saldi. Credo che le aziende che hanno lavorato bene devono guardare al futuro con ottimismo”.