Bar aperti solo fino alle 18? Tra rum e cioccolata calda a Milano si fa l’apemerenda – La Repubblica

Un po’ come gli inglesi che con i pub in tradizionale chiusura alle 22 da sempre si portano avanti ordinando la prima pinta ben prima del tramonto. Anzi peggio, con più anticipo, perché i bar qui ormai sbaraccano alle 18. L’aperitivo allora si fa il pomeriggio, e se si prende un tè è un attimo che ci finisce dentro il Campari. “È tutto vero, alle 17 è ormai normale bere, fare una specie di apemerenda, il mio socio Fabrizio Montesanto ha anche inventato la “cioccolata calda della felicità”, condita col rum, che tira forte” conferma Francesca Rendano del Mamusca. Bar e libreria di via Davanzati a Dergano dove in realtà pare si beva tutto il giorno. “Non esageriamo, è che qui in periferia c’è una vita più radicata, di zona, soprattutto ora con lo smartworking. È diverso dal centro, si fa più paese, ci sono meno formalità. Perciò si ordina un prosecco, anche due, alle 12, e di prendere un caffè corretto anche lontano dai pasti non si vergogna nessuno”.

L’aperitivo in zona gialla vive e lotta in pandemia traslocando nel palinsesto di giornata, più presto, a partire dalle 16 ma soprattutto dalle 17. Non è stato necessario che i gestori organizzassero alcunché. È semplicemente successo che i clienti si dessero appuntamento due ora prima per un cin cin di metà giornata. “È una cosa strana perché alle 18, figurarsi alle 17, la giornata non è affatto finita, eppure c’è questa corsa, quest’assalto per lo spritz che svuota quei pochi uffici che ancora funzionavano”. Un po’ ride Michele Gargiulo della LibrOsteria di via Cesariano nel vedere la voglia matta con cui i milanesi lottano per riavere un pezzo della normalità perduta ormai da un anno. Un po’ si chiede se però in fondo non sia la prova che sarebbe meglio dare più fiducia ai bar. “La fretta è controproducente. Condensare in un’ora quello che si potrebbe fare in due o più è difficile da gestire in termini di sicurezza e distanziamento, al di là degli incassi. Se non ancora fino alle 22 come i ristoranti, almeno fino alle 20 potremmo aprire evitando ai clienti di ingoiare due bicchieri in 20 minuti scarsi ancora in coda”. E poi c’è il tema giovani. “Il pomeriggio l’età media è bassa per forza, la maggior parte dei trentenni e dei quarantenni il lavoro non può mollarlo per un Negroni”.

In Cesariano come altrove, dai Navigli all’Isola, da Nolo a Porta Venezia, lo strano caso di birre, spritz e perché no qualche gin tonic che appaiono sui tavoli a volte in continuità coi pasti, ha a che fare coi ventenni. Anno più, anno meno. “Al bar ci va chi ha più tempo, è normale” taglia corto Carlina Cretella del Jamaica. Aggiungendo però una riflessione sui rischi di un tempo troppo breve. “L’aperitivo lo puoi fare prima, lo puoi fare dopo, non cambia. Ma se non dai un tempo ragionevole per consumarlo e fare in modo soprattutto che i bar tornino ad essere luoghi di socializzazione prima che banconi a cui bere, rischi di incoraggiare un consumo meno responsabile”.

Giovani o non giovani, il Magenta (così come il Jamaica) presto potrebbe comunque riprendere a lavorare fino alle 22 – se passasse la proposta avanzata dal governatore Fontana di estendere l’orario del servizio dei ristoranti, oggi fissata fino alle 18 – essendo di fatto anche un ristorante. “Io però, lo dico contro i miei interessi, credo che tra un aperitivo e una cena sia più sicura una cena – valuta Paolo Marchesi. – Al ristorante vai con amici o parenti che magari frequenti sempre, al bar la socialità è più disordinata. E la gente infatti ha ancora paura, vuole stare all’aperto, anche a gennaio, anche quando piove, merenda o non merenda”. Non merenda ma brunch oggi e domani al Blue Note di via Borsieri che riapre così la cucina ma senza musica. E per protestare contro il dpcm che non consente esibizioni dal vivo, oggi alcuni artisti tra gli amici dello storico locale saliranno sul palco. In silenzio, senza strumenti, ma con forchette e soprattutto bicchieri. Per brindare, sempre più presto. Non a merenda ma a fine mattinata.